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Università e innovazione. La CRUI mette a sistema le esperienze degli atenei italiani

Mettere in comune esperienze e competenze e individuare percorsi condivisi per rafforzare il contributo dell’università allo sviluppo del Paese. È l’obiettivo dell’incontro promosso dalla CRUI e ospitato il 15 e 16 ottobre dall’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara.

Chieti-Pescara, 16 ottobre. Mettere in comune esperienze e competenze e individuare percorsi condivisi per rafforzare il contributo dell’università allo sviluppo del Paese. È questo l’obiettivo di “Il ruolo dell’Università per innovare la società. Condividere buone pratiche ed esperienze”, promosso dalla CRUI e ospitato, il 15 e 16 ottobre, dall’Università degli Studi “G. d’Annunzio”. Due giornate di confronto per condividere buone pratiche, individuare proposte operative e rafforzare il ruolo del sistema universitario nei processi di innovazione e sviluppo della società.

L’iniziativa, coordinata da Stefano Corgnati, Delegato CRUI per il Trasferimento Tecnologico e Rettore del Politecnico di Torino, ha riunito rappresentanti degli atenei per confrontarsi sul rapporto tra università, imprese, Pubblica Amministrazione e Terzo Settore. Il percorso, avviato con il primo appuntamento di Pollenzo nel maggio scorso, punta a consolidare un metodo di lavoro fondato sulla capacità degli atenei di fare sistema.

Stefano Corgnati, Rettore del Politecnico di Torino
Stefano Corgnati
Rettore del Politecnico di Torino e Delegato CRUI per il Trasferimento Tecnologico

«Le diversità dei nostri atenei sono un valore aggiunto che, se messo a sistema, fa dell’università italiana un unicum. Queste giornate dimostrano quanto possiamo imparare dalle esperienze reciproche e quanto sia importante costruire strumenti comuni per valorizzare l’innovazione e i risultati della ricerca, rafforzare il rapporto con le imprese, la Pubblica Amministrazione e il Terzo Settore e sostenere la nascita di nuove iniziative imprenditoriali.

Dobbiamo inoltre contribuire a definire i criteri con cui viene riconosciuto e valutato questo impegno, anche nei percorsi di carriera dei ricercatori. Non possiamo lasciare ad altri il compito di scrivere le regole attraverso cui il sistema universitario viene valutato.

Fare sistema significa, infine, rafforzare il rapporto con i territori e saper raccontare insieme ai nostri giovani le opportunità di formazione, lavoro e innovazione che possono trovare nei luoghi in cui vivono».

I lavori si sono articolati in sessioni dedicate ai rapporti tra università e imprese, all’incubazione d’impresa e alla collaborazione con Pubblica Amministrazione e Terzo Settore. Tra i temi affrontati anche la condivisione delle infrastrutture scientifiche, la valorizzazione dei risultati della ricerca, il contributo delle competenze accademiche alle politiche pubbliche e la misurazione dell’impatto delle attività universitarie.

L’appuntamento di Chieti-Pescara rappresenta così un ulteriore passo verso la costruzione di una rete stabile di competenze e relazioni tra gli atenei. Un percorso nel quale la pluralità delle università italiane diventa patrimonio comune e il lavoro di sistema una risorsa per accrescere il contributo dell’università all’innovazione e allo sviluppo del Paese.

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Sport e stili di vita sani e attivi al centro dell’Università italiana

CRUI4Sport | Campobasso, 29-30 ottobre 2026

A sei mesi dalla prima edizione, torna CRUI4Sport, l’appuntamento promosso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, questa volta in collaborazione con l’Università degli Studi del Molise, dedicato al confronto sul ruolo dello sport, del benessere e dei corretti stili di vita nel sistema universitario.

L’iniziativa, che si propone di diventare un appuntamento semestrale itinerante, ospitato a turno da diversi Atenei italiani, intende offrire un’occasione periodica di confronto e condivisione, consentendo al tempo stesso di conoscere e valorizzare le diverse realtà universitarie, le esperienze e le buone pratiche sviluppate sul territorio in materia di sport e benessere.

L’edizione di Campobasso, in programma il 29 e 30 ottobre 2026, si articolerà in due giornate: la prima, a porte chiuse, dedicata ai tavoli di lavoro delle Delegate e dei Delegati allo Sport degli Atenei italiani; la seconda, aperta al pubblico, sarà un’occasione per condividere le risultanze dei tavoli e approfondire i principali temi legati allo sport e al benessere, dimensioni sempre più centrali nelle politiche e nell’offerta formativa delle università.

CRUI4Sport si conferma così un’importante occasione di confronto e condivisione di esperienze e buone pratiche, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di politiche universitarie sempre più strutturate e integrate per la promozione dell’attività sportiva, del benessere e dei sani stili di vita.

Un percorso che intende valorizzare il ruolo delle università non soltanto come luoghi di formazione e ricerca, ma anche come istituzioni di riferimento nella diffusione della cultura dello sport e del benessere, capaci di promuovere valori fondamentali quali inclusione, partecipazione, rispetto e cura di sé, all’interno della comunità accademica e, più ampiamente, nella società, con particolare attenzione alle nuove generazioni.

PROGRAMMA

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Università e Ministero dell’Interno per diffondere la cultura della legalità

Firmato al Viminale, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il protocollo di collaborazione tra il Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e intenzionali violenti e la CRUI, sottoscritto dal Commissario, Giuseppe Castaldo, e dalla Presidente della CRUI, Laura Ramaciotti.

Firma del protocollo di collaborazione al Viminale

Lo scopo dell’intesa, che coinvolge anche le prefetture, è promuovere campagne di sensibilizzazione e di informazione sulle misure di sostegno in favore delle vittime, nonché produrre materiale informativo. Tra i punti salienti anche la condivisione di dati e informazioni per la realizzazione di studi accademici di taglio interdisciplinare sull’evoluzione dei fenomeni criminosi in questione, utili anche a supporto di sempre più efficaci strategie di prevenzione e contrasto.

Non meno importante, tra gli obiettivi dell’intesa, favorire l’accesso alla formazione universitaria da parte degli orfani di crimini domestici, anche attraverso l’attivazione di borse di studio, e infine promuovere la realizzazione nelle università aderenti di moduli didattici dedicati.

“Le università sono un presidio essenziale di legalità, coesione sociale e cittadinanza attiva. Attraverso la formazione delle nuove generazioni e l'attività di ricerca, gli Atenei contribuiscono non solo a comprendere e contrastare i fenomeni criminali, ma soprattutto a prevenirli, diffondendo cultura della responsabilità, della solidarietà e del rispetto delle regole” – ha dichiarato Laura Ramaciotti, Presidente della CRUI, a valle della firma del Protocollo di collaborazione tra il Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e intenzionali violenti e la CRUI – “Questo Protocollo rafforza una collaborazione istituzionale che va nella direzione giusta. Mette in rete competenze, conoscenze e presenza sul territorio per sostenere le vittime e i familiari, promuovendo una società più consapevole e inclusiva. Le università, radicate nelle comunità locali e presenti in tutto il Paese, rappresentano un punto di riferimento fondamentale per contrastare l'emarginazione e accompagnare percorsi di crescita e riscatto. In una democrazia matura, la prevenzione dei fenomeni criminali e la tutela della convivenza civile richiedono l'impegno congiunto delle istituzioni. Per questo la collaborazione tra il sistema universitario, il Ministero dell'Interno e le Prefetture assume un valore particolarmente significativo”.

13 ottobre 2026

Firma del protocollo di collaborazione al Viminale
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Coltivare nello spazio? La clorofilla reagisce al campo magnetico

Uno studio dell’Università di Torino rileva rapide variazioni nell’attività fotosintetica quando il campo magnetico viene ridotto quasi a zero, con possibili implicazioni per le future coltivazioni nello spazio

La fotosintesi, il processo con cui le piante trasformano la luce in energia chimica, è sensibile anche al campo magnetico. Uno studio dell’Università di Torino ha rilevato cambiamenti misurabili nella fluorescenza della clorofilla, un indicatore dell’attività fotosintetica, dopo appena dieci secondi di esposizione a un campo magnetico quasi nullo. Un risultato che aiuta a comprendere il rapporto tra le piante e l’ambiente magnetico e solleva nuove domande sulle future coltivazioni nello spazio.

La ricerca, pubblicata su Springer Nature Scientific Reports, è stata condotta dai fisiologi vegetali del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino guidato dal professor Massimo E. Maffei. Gli scienziati hanno studiato Arabidopsis thaliana, una specie modello della ricerca vegetale, confrontando il normale campo geomagnetico con un campo ridotto quasi a zero e uno più intenso. Gli effetti più evidenti sono emersi quando il campo magnetico è stato quasi annullato. Le misure hanno rilevato un aumento della fluorescenza della clorofilla, mentre le successive analisi sotto illuminazione hanno mostrato una minore efficienza operativa del fotosistema II, uno dei complessi che permettono alla pianta di utilizzare l’energia luminosa. È aumentata anche la dissipazione dell’energia in eccesso, un meccanismo di protezione dell’apparato fotosintetico. L’esposizione al campo magnetico più intenso ha invece prodotto effetti relativamente modesti.

La rapidità della risposta è uno degli aspetti centrali dello studio. Gran parte delle ricerche precedenti aveva analizzato gli effetti di esposizioni prolungate, nelle quali entrano in gioco anche cambiamenti dello sviluppo e del metabolismo. Il nuovo lavoro mostra che alcune variazioni sono rilevabili già dopo pochi secondi, offrendo la possibilità di studiare le prime reazioni della pianta al cambiamento delle condizioni magnetiche.

Questi risultati sono di interesse anche per l’esplorazione spaziale. Ambienti come la Luna e Marte presentano condizioni magnetiche profondamente diverse da quelle terrestri e comprendere come le piante vi reagiscano potrebbe diventare importante per le future coltivazioni al di fuori del nostro pianeta. Se dovranno contribuire ai sistemi di supporto alla vita nello spazio, sarà necessario studiare anche come l’ambiente magnetico ne influenzi la fisiologia. La ricerca offre un punto di partenza per queste indagini, mentre restano da verificare gli effetti di un’esposizione prolungata sulla crescita e sull’adattamento delle piante.

“Se le piante dovranno diventare una componente fondamentale dei futuri sistemi di supporto alla vita nello spazio – dichiara Massimo Emilio Maffei - dovremo saper prevedere come si comporteranno in questi ambienti nel lungo periodo. La domanda è quanto le risposte osservate in laboratorio possano incidere sulla crescita e sulla capacità di produrre cibo e ossigeno nel tempo. Comprendere questo passaggio sarà essenziale per progettare sistemi di coltivazione affidabili”. 

Lo studio suggerisce inoltre di approfondire il ruolo del campo magnetico nell’agricoltura in ambiente controllato. A differenza dei trattamenti chimici, i campi magnetici sono stimoli fisici che possono essere applicati e rimossi rapidamente, una caratteristica che li rende interessanti per la sperimentazione. Le applicazioni pratiche restano però da dimostrare e comprendere come le piante percepiscano questi stimoli sarà necessario per valutarne l’eventuale utilità nella gestione delle colture.

Il meccanismo molecolare all’origine della risposta osservata rimane sconosciuto. Gli esperimenti indicano che le sue caratteristiche dipendono dallo stato fisiologico dell’apparato fotosintetico e lo studio esplora anche una possibile spiegazione legata a processi di biologia quantistica, che richiedono ancora ulteriori verifiche. Resta da chiarire quali processi rendano possibile una risposta tanto rapida e come questa si traduca, nel tempo, nel funzionamento delle piante.

Comunicato a cura dell'Università di Torino

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